TOGLIAMOCI QUESTE MASCHERE

lab teatro 2La seconda settimana di marzo abbiamo preso parte ad un piccolo laboratorio di teatro, durato tre incontri. Durante questo laboratorio abbiamo avuto modo di conoscere due attori di nome Sabrina e Filippo, che abbiamo potuto apprezzare  anche durante la rappresentazione de “La ragazza di Bube”, da loro interpretata con altri attori del Teatro Stabile di Grosseto. Dopo esserci presentati abbiamo subito iniziato a provare delle scene che avevano come cardine le emozioni e i problemi che si affrontano durante il periodo adolescenziale. Abbiamo dovuto esternare i nostri pensieri e desideri che credevamo ormai smarriti,  nel fare ciò abbiamo provato una pace accompagnata da una profonda malinconia e da un lieve senso di rimpianto. Durante questi tre incontri, abbiamo preparato delle azioni teatrali  da interpretare poi in una dimostrazione pubblica finale ad Ascoli Piceno,  a cui abbiamo partecipato noi  delle medie Curzi , assieme ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle superiori dell’ITAS Mazzocchi di Ascoli, che avevano lavorato in un laboratorio parallelo al nostro, immaginando anche dei titoli da dare alla performance. Tra i tanti, il più adatto ci è sembrato “Togliamoci queste maschere”. Noi abbiamo rappresentato delle scene che corrispondevano all’apoteosi dei problemi adolescenziali di cui abbiamo precedentemente parlato. Quest’esperienza è servita a esternare molti dei sentimenti provati da noi ragazzi. E’ stata un’opportunità per mostrare anche agli adulti, dai quali ci sentiamo spesso incompresi, il mondo dalla nostra prospettiva. Crescendo subiamo diversi cambiamenti e siamo incerti sul nostro futuro e sulla nostra identità. Abbiamo poca autostima di noi stessi, troviamo continuamente difetti che in realtà non esistono, per piacere agli altri diventiamo schiavi della moda e oscuriamo il nostro essere. Viviamo in una realtà ricca di tentazioni subdole e ingannevoli. Il teatro è il giusto strumento per soddisfare il nostro bisogno di libertà e ribellione. Siamo liberi di esprimerci a pieno, senza regole o canoni da seguire. Infatti far parte di questo progetto è stato per noi una grande fortuna. Ci ha permesso di stringere nuove amicizie e farci sentire parte di un gruppo unito. In conclusione è stata un’esperienza interessante e divertente che ci ha aperto la mente e che raccomandiamo a tutti.

Alessio Comini, Lorenzo Armata e Alessandro Santini, 3^B

Alessandra Petrila e Roberto Bonaduce, 3^C


L’ISC Centro partecipa al laboratorio del Teatro Stabile di Grosseto

lab teatro 1 (1)Si è concluso venerdì 11 marzo, con una dimostrazione pubblica presso l’auditorium della Scuola Primaria Don Bosco di Ascoli Piceno, il laboratorio teatrale condotto dagli attori del Teatro Stabile di Grosseto.
L’iniziativa è partita dall’Ente culturale toscano, titolare e capofila del Programma nazionale “Circuito Teatrale Solidale” insieme ad “UNICEF Italia”, che ha proposto un progetto educativo di spettacolo (vedere il Teatro) insieme ad un progetto di formazione per docenti, studenti e famiglie (fare il Teatro).
Nei giorni 8 e 9 marzo, più di 300 studenti dell’IC Centro hanno potuto assistere agli spettacoli “La gabbianella ed il gatto”- un racconto colmo di poetica dolcezza impostato sul tema della diversità, dell’ascolto, della partecipazione e del sostegno – e “La ragazza di Bube”- trasposizione dell’opera di Cassola in un progetto pedagogico incentrato sul tema della consapevolezza delle proprie scelte e della capacità di soppesarne importanza, pericolosità e, soprattutto, ripercussioni.
Negli stessi pomeriggi, fino alla conclusione dell’11 marzo, un piccolo gruppo di bambini della Scuola Primaria Marchegiani, seguiti dall’insegnante Angela Rossato, con la presenza attiva delle mamme, e un gruppo più numeroso di alunni della Scuola Media Curzi, coordinati dal prof. Riccardo Massacci, hanno potuto fruire, in maniera del tutto gratuita, del laboratorio teatrale condotto da Sabrina Chiozzotto e Filippo Fossa, attori del Teatro Stabile di Grosseto. Il lavoro, inizialmente separato per fasce d’età, compresi gli adulti, man mano che procedeva, è stato integrato in un’unica rappresentazione, con scene che venivano create dai partecipanti sulla base di giochi, esercizi ed improvvisazioni teatrali.
I temi affrontati nel laboratorio coglievano aspetti salienti delle diverse età rappresentate: i giochi infantili, i desideri e le speranze dei bambini, le richieste di attenzione e di ascolto dei figli, la distrazione degli adulti verso le parole e i comportamenti dei ragazzi, la libertà di espressione e la ricerca di identità degli adolescenti.
Aspetto particolarmente importante del progetto è stata la convergenza tra i laboratori realizzati a San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno e condotti contemporaneamente da diversi operatori del Teatro Stabile di Grosseto. Nella dimostrazione conclusiva, presso l’auditorium della Scuola Primaria Don Bosco di Ascoli, i nostri alunni si sono incontrati con i bambini della scuola medesima e con i ragazzi dell’ITAS Mazzocchi, e tutti insieme, con la guida del regista Alessandro Gatto, hanno vissuto “un’esperienza divertente ma emotivamente densa, di grande apertura e coinvolgimento”.


Lettera impossibile ad Anna Frank

Cara Anna,diario_7324_-kKMB--1280x960@Produzione

mi chiamo Emanuele, sono un ragazzino italiano di dodici anni e frequento la seconda media.

Quando la professoressa ci ha chiesto di leggere il tuo diario,non sapendo di cosa si trattasse, ho pensato “la solita femmina che scrive …” poi man mano che leggevo mi sono reso conto che non era proprio così.

Conoscevo la storia che ha determinato la segregazione degli Ebrei e la Shoah non perché l’abbia studiata a scuola, non ancora, ma perché ogni anno il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria.

In queste occasioni, sentendone parlare in televisione non mancavo mai di chiedere ai “grandi” che cosa fosse la Shoah. Crescendo e acquistando consapevolezza,  ho capito sempre di più l’orrore dei campi di sterminio e di quello che ha significato per gli Ebrei la persecuzione razzista ordita da Hitler.

Tu, cara Anna, in quella soffitta, insieme alla tua e alla famiglia di Peter, forse all’inizio non avevi capito fino in fondo la tragicità degli eventi che si svolgevano fuori da quelle mura, ma il modo drastico in cui è cambiata  la tua vita, forse ti aveva fatto intuire la portata dell’evento.

All’inizio, come tu stessa dici, la tua era la normale vita di una ragazzina di dodici anni della borghesia olandese, ma poi dai tredici anni sei stata costretta a passare un po’ della tua giovinezza nascosta, a causa delle persecuzione ebraiche in atto in quegli anni.

Posso solo immaginare la tristezza, la solitudine, il dolore di quelle lunghe giornate chiusa in un luogo angusto, grigio e senza luce, con poca aria e poco cibo anche se l’ottimo rapporto con tuo padre ti infondeva coraggio e speranza in quella difficile situazione in cui tu e gli altri stavate vivendo. Peccato che non andavi perfettamente d’accordo con tua sorella Margot. Comunque, dì la verità, alla fine ti eri un po’ innamorata di Peter?!

Al termine del tuo diario sei ottimista, perché tramite le notizie che vi arrivano grazie a Radio Londra pensavi che la guerra fosse ormai finita e parlavi di tornare a scuola il settembre successivo. Purtroppo, carissima Anna, come sappiamo noi e il tuo caro papà Otto ciò non è mai avvenuto perché vi hanno scoperto, e vi hanno deportati. Nessuna  di voi è sopravvissuta ai campi di concentramento, solo il tuo papà è riuscito a farcela, ha trovato il tuo diario e ce lo ha fatto conoscere.

Devo dire che per noi ragazzi “tecnologici” e viziati leggere di te è una lezione di vita, in quanto per noi sarebbe inimmaginabile vivere in una simile situazione e d’altra parte la Giornata della Memoria viene celebrata non solo per ricordare gli orrori della Shoah ma anche perché l’umanità impari dal suo errore e non lo ripeta.

Anna, sarebbe stato bello se tu fossi sopravissuta e insieme al tuo papà avessi potuto esserci per raccontare la tua storia.

Con affetto

Emanuele Novelli

Classe II D

 

 

 


Giornata della Memoria 27 gennaio 2016 Scuola Secondaria di 1° grado “Mario Curzi”.

12524001_138177266561993_44536557407116632_nLe classi 3^B e 3^C presentano “In viaggio verso il nulla”. 

Il 27 gennaio ricordiamo la Shoah, lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazifascisti, che perseguitarono ed uccisero anche oppositori politici, zingari, testimoni di Geova, disabili, malati mentali, omosessuali.

La nostra rappresentazione musical-teatrale si soffermerà su un momento particolare del tragico percorso di morte che ha riguardato milioni di persone: il viaggio verso il lager, il campo di sterminio. Raccontare questa migrazione forzata e senza speranza ci porta a trovare analogie e differenze con eventi che tragicamente riguardano l’attualità: migliaia di persone che fuggono da guerra e povertà in viaggio verso l’Europa. Se così è, si comprende ancora di più quanto sia necessario, per capire ed interpretare il presente, mantenere la memoria di ciò che è stato.

La rappresentazione sarà eseguita più volte nella stessa mattinata. Entreremo in un luogo stretto ed angusto (un corridoio chiuso della scuola) che dovrebbe vagamente suggerire i carri di bestiame su cui salivano i deportati verso Auschwitz e gli altri lager. Per 15 minuti circa, la durata della performance, (in cui si alterneranno le testimonianze dei sopravvissuti recitate dagli alunni e musiche di scena eseguite dal vivo sempre dagli alunni), il pubblico (le classi della scuola invitate a scaglioni) resterà in piedi, stretto in uno spazio semibuio e con poca aria, vivrà un’infinitesima parte della sofferenza vissuta da quelle persone su qui treni “in viaggio verso il nulla”. MOD C3

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio della regione Marche

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Giornata della Memoria 27 gennaio 2016

Dietro le quinte con i ragazzi dell’IC CENTRO.

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Un percorso progettuale che li ha coinvolti a tutti i livelli: prove musicali e di recitazione, produzione materiali di scena ed allestimento scenografico.
In occasione della Giornata della Memoria 2016.
Diretto dal prof. Riccardo Massacci


HAPPY DAY CONCERTO DI NATALE ISC CENTRO

 

Realizzato da: Davida Photography


Zafferano olandese” all’Expo di Milano

short food movie logoE’ stato proiettato sul Digital Wall del Padiglione Zero dell’Expo di Milano, tra il 1° maggio e il 31 ottobre 2015, il video Zafferano olandese, prodotto dal Laboratorio CurziCinema e dai docenti Riccardo Massacci e Dante Albanesi, insieme agli alunni della classe 3°B della Scuola Media Curzi di San Benedetto  del Tronto (AP). Il video è visibile nella versione di 90 secondi (clicca qui) sul sito del concorso “Short Food Movie“, ideato dall’EXPO. Esiste anche una versione divisa in capitoli ,  che ha partecipato al concorso PoliCulturaExpoMilano2015 .

short food movie 1Rotella, Ascoli Piceno, Marche. Una famiglia olandese (Annemieke Kranendonk, suo marito Caspar Vrensen, insieme ai figli Mels e Filippa) ha scelto di trasferirsi in questo paese per coltivare lo zafferano. Nelle aree interne delle Marche, terra di recente vocata ad un’agricoltura di qualità, questa pianta ha trovato un suo habitat ideale.

Short Food Movie a ExpoZafferano olandese racconta una storia di agricoltura familiare che fa affidamento su un prodotto tradizionale, ma allo stesso tempo speciale come lo zafferano. Un esempio di come si possa rafforzare l’economia locale, valorizzare e  tutelare il territorio con un sistema di produzione che sostiene la salute del suolo, dell’ecosistema e delle persone. Il video parte dal bando del MIUR “La Scuola per EXPO 2015” e rappresenta l’esito di un percorso interdisciplinare sul tema guida dell’Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

zafferano olandese


FILMARE LA STORIA

 

Ha vinto il Premio “Paolo Gobetti” al Festival “Filmare la storia” il video Vi comando queste parole, realizzato dagli alunni della Scuola Media Curzi – ISC “Centro” di San Benedetto del Tronto (AP). La premiazione si è svolta mercoledì 27 maggio 2015 presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino.

La Giuria del concorso, composta da Luigia Casati (insegnante), Sara Girardo (Sottodiciotto Film Festival), Carlo Greppi (storico), Marcella Labonia (insegnante), Melita Mandalà (ricercatrice) e Paolo Vinai (giornalista), ha assegnato il premio con la seguente motivazione:

Ottimo esempio di lavoro interdisciplinare, nel quale bene si intrecciano diverse tematiche comunicative, confluite in una performance che coniuga recitazione, scenografia, musica e coreografia.

“Vi comando queste parole” al punto 1:12:52

Vi comando queste parole documenta l’allestimento teatrale realizzato nel 2014 dalla classe 3° C della Media Curzi, per celebrare la Giornata della Memoria. In occasione dell’evento, un’aula scolastica ha assunto l’aspetto di un sacrario, al cui interno sono stati accolti gli alunni delle altre classi. Attori e musicisti hanno condiviso emotivamente con il pubblico una preghiera corale fatta di immagini, musica e parole, in memoria delle vittime della Shoah. Nato come progetto musicale degli insegnanti Luca Proietto, Marco Travaglia, Serena Zeppilli e Annarosa Agostini, il recital ha assunto una forma teatrale grazie al contributo del prof. Riccardo Massacci, fino a diventare un video con il regista Dante Albanesi.


un patto educativo

Un anno fa si concludeva il progetto “Un patto educativo” realizzato in rete con altre scuole della città di San Benedetto Tr.

La nostra classe, ora 3^B,  un anno e mezzo fa, fu testimone della passeggiata tra le erbe della Sentina, guidata dagli alunni del Liceo Classico Leopardi di SBT.

Il video rappresenta la sintesi di quel viaggio “strordinario”.


Un paesino dal suono perduto

Abbiamo deciso di aderire al progetto “Il mio comune raccontato dai ragazzi” e produrre un video perché a San Benedetto del Tronto ,“città magica” piena di luoghi spettacolari , con tante storie e tradizioni , non ci sono molti musei o teatri. Dato che noi ragazzi di terza C frequentiamo l’indirizzo musicale della scuola secondaria Curzi, I.S.C. CENTRO, vorremmo poter avere dei luoghi per esibirci, perché non ce ne sono molti e siamo costretti a suonare in chiese che spesso risultano inadeguate per lo spazio non sempre sufficiente e l’acustica non adatta a dei concerti.

Prima di prendere iniziative abbiamo creduto opportuno valutare la risposta dei cittadini sambenedettesi ed in tal modo avere un sondaggio che potesse sostenere il nostro progetto.

Le interviste sono state rivolte a cittadini di ogni età e sesso ed hanno dimostrato un generale interesse ai nostri progetti.


laboratorio cinema 2013

dal soggetto alla sceneggiatura:

Quattro ragazzini di dodici anni: Andrea, Veronica, Lorenzo e Anika si ritrovano, come ogni pomeriggio, al parco rionale per trascorrere qualche ora insieme dopo la scuola. Andrea, Veronica e Lorenzo sono nati e vivono a San Benedetto mentre Anika si è trasferita da poco dal Senegal con i suoi genitori in cerca di un futuro migliore. Il caldo comincia a farsi sentire e tutti i ragazzini, assetati, corrono verso la fontanella dopo aver giocato a lungo. La prima ad avvicinarsi è proprio Anika che china la testa, apre il rubinetto ma, chiudendo gli occhi, in attesa di un fresco getto d’acqua, rimane sconcertata in quanto dalla fontanella non esce neanche una goccia. Delusa, si allontana . Arrivano gli altri tre amici che, senza alcun problema, non solo si dissetano, ma iniziano a scherzare schizzandosi a vicenda. L’acqua fuoriuscita inzuppa il terreno a tal punto che i ragazzi,passandoci sopra, vi lasciano le proprie impronte. Anika tenta nuovamente di dissetarsi, ma, ancora una volta, per lei la fontanella non stilla neanche una goccia. La voglia di bere si fa insistente …


“i colori che siamo” a Mediaeducazione

“I colori che siamo” vince a MediaEducazione

“i colori che siamoi colori che siamo 4

Ha vinto il premio di miglior corto a “MediaEducazione” (San Benedetto del Tronto, 3-10 novembre), il corto I colori che siamo, frutto del laboratorio di cinemacondotto dal prof. Riccardo Massacci e dal regista Dante Albanesi (Scuola Media “Curzi”).

Dedicato alla bandiera italiana in occasione del 150° anniversario dello Stato Italiano, I colori che siamo è scritto ed interpretato dagli alunni: Alessandro Benigni, Aura Camiscioni, Silvia Castelletti, Riccardo Collini, Ilaria Corradetti, Alessia Curo, Stefano Damiani, Clara Fagioli, Andrea Lupo, Domiziana Luzii, Marco Maloni, Claudia Marzetti, Elisabetta Moretti, Martina Passarello, Krizia Pichilli, Valeria Ricci, Nella Rossi, Daniele Siliquini, Davide Skhreta, Alessandro Tofoni, Aurora Zanghì.

Nel novembre 2011 I colori che siamo ha vinto il concorso 150 secondi per i 150 anni” di Perugia .

guarda I colori che siamo


“Tre dita” vince il 2° premio a Girocorto

Ha vinto il 2° premio sez. Scuole Medie al Girocorto Festival il cortometraggio Tre dita, frutto del laboratorio di cinema condotto dal prof. Riccardo Massacci e dal regista Dante Albanesi, per la Scuola Media Curzi di San Benedetto del Tronto (AP). Il festival si è svolto presso le Scuderie Estensi di Tivoli (Roma) dall’8 al 10 novembre 2012.

Tre dita è un thriller di 8 minuti che racconta l’arrivo a scuola di un inquietante personaggio che una mattina comincia a seminare il panico tra gli studenti. È interpretato da: Virginia Becchio, Carlotta Carboni , Francesco Ciarrocchi, Gian Paolo Clementi, Alessia Curo, Alice De Angelis, Clara Fagioli, Nina Federico, Nicolò Girolami, Marco Guarnieri, Aurora Lupo, Amal Nijari, Gioia Pagliarini, Rebecca Pompei, Rebecca Ricci, Valeria Ricci, Lorenzo Santori, Elisa Scarrozzi, Daniele Siliquini, Lorenzo Spinozzi, Denis Tozzi, Chiara Veccia, Nadia Vetrano.

La Giuria del festival, presieduta dal prof. Giorgio De Vincenti del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università Roma 3, ha così motivato il premio: “Intelligente, intrigante ed ironico il gioco delle parti che critica il mondo delle apparenze e degli inganni”.

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“I colori che siamo” al Marano Spot Festival

Ha partecipato alla 14° edizione del Marano Ragazzi Spot Festival, che si è svolto dal 30 novembre al 4 dicembre a Marano di Napoli, il cortometraggio I colori che siamo, girato da Dante Albanesi e Riccardo Massacci con gli studenti della Scuola Media “Cappella-Curzi” di San Benedetto del Tronto (AP).

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“I colori che siamo” premiato al concorso “150 secondi” di Perugia

Ha ricevuto il Primo Premio al concorso “150 secondi per 150 anni“ di Perugia il video I colori che siamo, girato da Dante Albanesi con gli studenti della Scuola Media “Cappella-Curzi” di San Benedetto del Tronto (AP) e la collaborazione del Prof. Riccardo Massacci. La premiazione si è svolta martedì 15 novembre alle ore 21.00 al Cinema Sant’Angelo di Perugia, davanti a oltre 150 spettatori. Questa la motivazione della Giuria:

Gli autori hanno affrontato il tema dell’unità e dell’identità del paese in modo estroso e originale, senza cadere in banalità e luoghi comuni, bandendo ogni tentazione retorica. L’uso misurato dello split-screen e delle altre risorse linguistiche audiovisive, coniugato con l’asciuttezza dell’assunto, conferisce al lavoro un ritmo visivo e narrativo davvero encomiabile.

Come detto, il Primo premio assoluto è andato al corto “I colori che siamo”. 2° Premio  a “I nostri valori” dell’Istituto IPSIA “Cavour-Marconi” di Perugia. Due menzioni speciali a ”Provenienza e direzione” di Stefano Baldinelli (Perugia) e “3 colori per 200 bambini” di Serena Barosi (Milano).

Il concorso “150 secondi per i 150 anni” è organizzato dal Comune di Perugia, in collaborazione con l’associazione culturale “Il Raggio Verde”


Rose’s theme

10 giugno
Oggi si scrive con l’ultima matita rimasta nell’astuccio.
Oggi, oggi si ricorda con gli ultimi attimi rimasti sulla pelle.
‘ Dobbiamo essere gli ultimi a uscire da qui ‘.
Abbiamo passato la porta della classe, senza voltarci, noi tre.
Ho abbracciato la mia Lei, mentre Nè e Au sorridevano, guardandoci.
L’ho stretta come mai avevo fatto.
‘Avevamo cinque anni’.
Probabilmente sono le ultime parole che le ho detto.
Pioveva.
Era buio, fuori, dentro, ovunque.
Le strinsi la mano.
Stavamo per uscire dal cortile, le soffocai le dita.
‘.. le migliori amiche si stringevano la mano, sperando che nessuno avrebbe avuto il coraggio di separarle. ‘
Il coraggio, alla fine, qualcuno lo ha trovato.
Abbiamo passato il cancello, ora.
La pioggia cade, ora, sui volti.
E’ mia madre? Quella donna bionda, piccola, esile, quella donna che amo tanto, che mi sta chiedendo qualcosa?
E io? Sono io, questa? Che scorro pioggia dagli occhi?
Cerco debolmente una scusa per restare lì, con loro.
Scuse non plausibili, fragili, scuse di cenere e polvere.
Non lo so, mamma. Sono saltati i piani? Andiamo a casa. No! Non mi importa che tu abbia ragione, io qui ci voglio morire.
Mi metti una mano sulla spalla, mamma, andiamo, dici.
Dà dice qualcosa, per fargli capire che ho sentito lascio che la mia mano gli faccia un cenno, anche se sono di spalle.
Mi trascino sotto la pioggia, le vite di tutti noi che tremano per lo scossone che hanno ricevuto.
Tremano.
Mi trascino, lo sguardo di una bambina di seconda che mi fissa ‘ Sarò anche io così? ‘ si chiede.
Entro in macchina, appoggio la testa sulle braccia, sulle ginocchia, piango, singhiozzo, lascio che il mio Animo vaghi e si imprima in quel marciapiede.
Come si può andar via per qualcosa di bello come la pioggia?
Via da qualcosa che amo?
Davvero si deve voler sopravvivere, Levi?

N° 13
III° C


laboratorio cinema 2011: dripping italia

Oh bhè st’esperienza è stata proprio bella, ma sul serio eh. Il fatto è che non sembra tanto una cosa scolastica, è come se i professori si fossero uniti agli alunni, a quegli scheletri che entrano ogni mattina in classe trascinando i loro corpi come bare. I professori..noi ragazzi pensiamo che siano solo delle persone strane sedute comodamente su una sedia a fucilarci con gli occhi e che non abbiano una vera vita. Pensiamo che non riescano a divertirsi, e ogni loro sorriso è stranamente divertente e ironico. Ed è ironico anche sentirli parlare di cose che non riguardano la scuola, per esempio del fatto che versare i colori su un telo bianco è divertente. Ed è divertente un corso fatto di alunni che non sembrano alunni e professori che non sembrano affatto professori. Ed è divertente colorare un telo che prima era bianco, ed è stato divertente colorare un qualcosa che prima non era niente.

Nella Rossi

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Il laboratorio di cinema è molto bello, ci si diverte un sacco e si fanno nuovi amici.

Alessandro Benigni

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Divertimento. Tanto divertimento.

Risate. Idee.

Riprese. Ciack azione.

Parole, parole, parole.

Interpretazione. Personaggio.

Follie. Piacevoli follie.

Tre mesi fantastici.

Domiziana Luzii

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Un’esperienza nuova per me e divertente dove ho conosciuto altri ragazzi di altre classi. Se ci fosse la possibilità rifarei questo corso senza pensarci due volte: quest’esperienza mi ha lasciato un bellissimo ricordo.

Krizia Pichilli

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Al corso di cinema ho imparato:

  1. A divertirmi anche quando non partecipo molto;
  2. A chiacchierare con quelli che non conosco;
  3. Ad aprirmi di più;
  4. A partecipare e a divertirmi anche se non ne ho voglia.

Insomma, ho imparato a credere in me stessa, ho conosciuto amici di altre classi con cui ho fatto amicizia, ho capito che, se non ci provi, non potrai mai scoprire il divertimento. Gli altri sono d’accordo con me. Si imparano un sacco di cose al corso di cinema!

Aurora Zanghì

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‘Qualcuno si vuol far dipingere la suola della scarpa?’

‘Chi si vuole bagnare..forza, prenda una barca e la poggi sull’acqua.’

‘No, no; non guardatemi. Guardate da un’altra parte.’ Un’altra parte?

Distinguere il viso, invertire la rotta. Ma non troppo in fretta, gettando un’occhiata in alto. Benissimo.

Ma dove? Ancora occhi in fondo al mare.

Gettando un’occhiata in alto. In alto dove? Al cielo. Credo di sì, al cielo. C’è qualcosa di più alto e di più profondo? No.

‘Guardate da un’altra parte.’ Dove? Al cielo.

Chi lo immaginava?

Avevamo creduto che qualche forza misteriosa, che un vento infetto (direbbe Achab) avrebbe spinto le nostre barche di carta, e magari avevamo anche creduto che le onde non avrebbero mai assorbito la linfa di quella carta, e magari avremmo visto quella carta dai colori brillanti continuare ad incespicare tra le onde, ma sospesa, al di sopra di abissi e sabbia.

Chi lo immaginava che quella carta, quelle onde e quei pensieri, nostri, ci avrebbero così tanto ingannati?

Pini.

Pini, sotto il cielo e sopra la terra; pini che disegnano il blu. Artisti. Pittori.

Guardare i loro quadri e voler aspettare che i disegni tornino solo disegni e le parole tornino solo sprazzi di vivida realtà e spenta fantasia.

E poi forse, banchi grigio chiaro, gambe blu e lavagna nera. E poi forse, gesso bianco e calligrafia che spiegava l’arte del cinema.

Torpore, tepore, fuori dalla finestra i raggi.

Stringi il vento, stringi il più possibile.

Claudia Marzetti

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nefeli


Nella sua pelle

Lei è passione, è ironia, è l’arte di vedere oltre.
Lei è Elizabeth Bennet, la protagonista di “Orgoglio e pregiudizio”.
Ama il ballo, lei.
Come indossare i suoi vestiti.
Come respirare il suo profumo.
Come sentir affiorare sulla pelle poesie di boschi e rondini.  Musica sugli zigomi, passi nell’erba alta, tenendo tra le mani un libro scuro.
Come vivere senza il turchese, ma con la luce intrappolata nelle ciglia.
Sfiorare con le dita le pagine ruvide, le lettere scure.
Essere passione, ironia; essere l’arte di andare oltre, di vedere oltre.  Che poi il pregiudizio è un difetto anche accettabile,  se espresso  dalle sue labbra, se urlato dai suoi occhi.
A passo danzante, lei è lì. E’ vicino alla sorella e ai capelli biondi, alla figura snella e innocente.
Elizabeth è lì.
Pregiudizio e orgoglio, orgoglio e pregiudizio.
Tra questi sentimenti filtra l’amore, un amore cieco e a sua volta non visto.
Sentire la sua pelle sopra le sue ossa, la sua bocca aprirsi e gridare la sua rabbia e il suo dolore.
Rabbia ampliata dalla sua reazione, dall’espressione di sconcerto e di sorpresa, come se lei avesse dovuto accettare la sua proposta di matrimonio.
Orgoglio ferito, quello di lui, perché così doveva essere;  pregiudizi infranti, quelli di lei, alla scoperta delle verità.
E le mani di lui, fredde e tremanti sulle sue.
E il suo sguardo! Se solo avesse alzato lo sguardo, Lizzie avrebbe visto la felicità! La felicità negli occhi di Darcy e sul suo viso; la felicità che affiorava sulle gote.
Chiudo gli occhi, e tutti gli infiniti sulle spalle. Chiudo gli occhi, e tutti gli infiniti in me.

Claudia Marzetti
Classe  3ᵃ C (sede Curzi)
Scuola Media Cappella-Curzi San Benedetto del Tronto


Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

– Vivrò della mia penna –  Jane Austen.

E’ stata la frase che mi ha vissuto e che mi ha scritto. La porterei tatuata sulla pelle, come Elizabeth Bennet, la protagonista di Orgoglio e pregiudizio, sopra il turchese e il jazz della sera.

Lei è passione, è ironia, è l’arte di vedere oltre e, nonostante questo, è il pregiudizio.

Ama il ballo, lei.

E le sorelle.

Per la Austen l’affetto tra sorelle è perfino più importante dell’amore in sè, e lo trasmette, questo affetto così profondo e naturale, a tutti i suoi personaggi, ma in particolare ad Elizabeth.

Lizzie è intelligente, ma quando per la prima volta vede Mr. Darcy, ha molti pregiudizi su di lui, a cominciare dal crederlo orgoglioso.

E lo è, sì, è molto orgoglioso.

Ma è innamorato.

La Austen riesce a rendere umano il suo personaggio, umana la sua storia.

– Your hands are cold – sussurrò Elizabeth.

Ma il suo sguardo? Oh, se solo lei avesse alzato gli occhi, lo avrebbe visto!

Avrebbe visto il turbinio di emozioni sul viso di Darcy, e la sua felicità.

Ma in realtà a Elizabeth manca ciò che per me è vita: l’amore, la passione per la scrittura.

Scrivere.

Come lei. Come Jane Austen.

Quelle dita pallide, e affusolate, e la penna nera che scriveva veloce sul palmo quando lei aveva un’ispirazione improvvisa.

Paragono le sue dita alle mie, e le vedo turchesi, intrecciate ad un foglio di carta bianco.

Jane è il mio obbiettivo, è il sogno, sfiorare pagine e pagine di parole mie.

E’ una guida, occhi vivaci e acuti.

Lei era oltre.

E guardava oltre.

Leggere le sue pagine, vederla anche interpretata in un film me l’ha fatta sentire vicina.

Così vicina che mi ha ispirato.

E mi ispira, ancora.

Sempre.

Claudia Marzetti 3ª C


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